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La chirurgia di spalla in ambito ortopedico rappresenta oggi, per Habilita Villa Igea, un motivo d’orgoglio. La Casa di Cura di Acqui Terme è infatti uno dei centri d’eccellenza a livello italiano in questo settore. Il responsabile dell’Unità Funzionale di Chirurgia di spalla e gomito è il Dr. Nicola Ivaldo. La sua équipe è poi composta dal Dr. Giovanni Caione (che si occupa del coordinamento dell’attività), dal Dr. Mario Rossoni, dal Dr. Tony Mangano, dal Dr. Paolo Rolla e dal Prof. Marcello Giovale.
Il Dr. Ivaldo, illustrando l’attività del suo gruppo di lavoro, ha voluto premettere un aspetto importante legato all’attività di chirurgia di spalla in Habilita Villa Igea: «Alcuni interventi di spalla non sono ben remunerati dal Sistema Sanitario Nazionale: ciononostante il gruppo Habilita, con lungimiranza, ha colto l’importanza di una chirurgia di prestigio come questa che rappresenta un servizio importante per il territorio (e non solo a livello locale) e ha scelto di investire sulla nostra attività, permettendoci di crescere e di raggiungere traguardi importati»
Nell’ambito della chirurgia di spalla, Habilita Villa Igea è in grado di offrire un ampio ventaglio di soluzioni in base alle necessità del singolo paziente.
«Da noi la chirurgia protesica di spalla ricopre un ruolo di primo piano: lo dimostrano i numeri degli interventi effettuati e l’alta qualità del servizio, direttamente collegato alla professionalità e all’esperienza di tutti i colleghi e alle strumentazioni moderne di cui disponiamo. A livello nazionale ogni anno si effettuano circa 9.500 interventi di protesi di spalla e noi in Habilita Villa Igea, nel 2020, con 210 impianti, siamo in testa alla graduatoria. I dati del 2021 non sono ancora reperibili nelle fonti ministeriali ma non credo siamo lontani dai 250 impianti. Altro aspetto di cui ci occupiamo spesso è la chirurgia in Day Surgery, ovvero la chirurgia in artroscopia e la chirurgia che possiamo definire “aperta non protesica” che riguarda soprattutto le lussazioni di spalla. Anche in questo caso i numeri sono importanti: parliamo di oltre 800 interventi in un anno».
Quali sono le patologie di spalla che riscontra più frequentemente?
«Le patologie più frequenti si dividono solitamente per fasce d’età. Per i giovani, anche al di sotto dei vent’anni, i problemi più frequenti sono le lussazioni. Si tratta, più in generale, di instabilità di spalla, di cui la lussazione è la manifestazione più eclatante. Queste situazioni vengono trattate in egual misura con interventi a cielo aperto, piuttosto che con interventi in artroscopia. I casi meno gravi, ovvero coloro che hanno avuto un numero minore di lussazioni o hanno meno richieste funzionali, vengono solitamente operati in artroscopia. I pazienti con più episodi di lussazione, specie se praticano sport di contatto o di impatto (calcio, rugby, motocross, ecc..) vengono operati preferibilmente a cielo aperto».
Salendo con l’età?
«Dai 40 anni in su, la patologia più diffusa è quella specifica della lesione della cuffia dei rotatori. Parliamo, in questo caso, di lesioni tendinee talvolta conseguenti a traumi, ma più spesso dovute a un meccanismo di usura: pensate, ad esempio, a lavori prolungati che prevedono di restare col braccio in alto per periodi lunghi. Oppure è possibile che si presentino anche traumi non necessariamente violenti, ma che su un tendine già indebolito possono provocare uno strappo. In questi casi più del 95% degli interventi vengono effettuati in artroscopia e consistono nella riparazione, completa o parziale, dei tendini lesionati.
Per i più anziani c’è il comparto delle patologie traumatiche e quelle degenerative.
«Esatto. La patologia degenerativa è una situazione piuttosto frequente nei pazienti più avanti con gli anni. L’età media di un paziente per cui si consiglia un intervento di protesi è di circa 75 anni, anche se esistono casi di pazienti trentenni reduci da gravi traumi per i quali è necessario inserire una protesi».
Quanto dura la protesi?
«Inizialmente (ho impiantato la prima protesi di spalla nel 1994), anche per noi questo aspetto rappresentava una fonte di preoccupazione. Fortunatamente la tecnologia ha effettuato importanti passi avanti in questo campo. Oggi è difficile fare delle previsioni precise in quanto materiali e tecniche sono in continua evoluzione. Le indicazioni che abbiamo ci confermano comunque buoni risultati anche oltre i 15 anni. Considerate che la protesi è costituita essenzialmente da parti metalliche che, se inserite correttamente, non sono soggette a usura. Poi c’è la parte in polietilene (che funge da inserto), che invece è soggetta a usura. Migliorando la tecnologia dei materiali, ad esempio con l’addizione di vitamina E al polietilene, è logico attenderci un incremento della longevità delle protesi».
Quali indicazioni deve seguire un paziente post-intervento di protesi alla spalla?
«I pazienti portatori di artroprotesi di spalla vengono di regola incoraggiati a riprendere le proprie attività quotidiane, lavorative e sportive. Viene richiesto soltanto di effettuare un controllo radiografico almeno ogni 5 anni in quanto, dalla radiografia, si possono individuare segni pre-clinici di usura del polietilene, la cui sostituzione prevede un intervento a tutti gli effetti, ma di minimo impegno sia per il paziente che per il chirurgo».